IL PROGETTO

LA CITTA’

ll Piano Strutturale Comunale (PSC_2009) confermando gli indirizzi del PRG, individua le aree del Quartiere Mirabello quale ambito sottoposto alla formazione di Programmi di Riqualificazione Urbana che integrino e coordinino alla scala urbana gli interventi edilizi diretti pubblici e privati e che mirino ad un recupero dal punto di vista infrastrutturale, ambientale, sociale e urbano. A livello urbano dovrà essere perseguito il miglioramento delle connessioni con il centro storico e con la città storica, l’intensificazione delle relazioni con il contesto e l’innalzamento
della qualità degli spazi aperti. L’ambito è un sistema complesso di attività e di spazi localizzato nel settore orientale della città. Rappresenta un’area strategica per le relazioni tra il centro storico e i tessuti urbani attestati sulla via Emilia e comprende attrezzature e spazi pubblici già attualmente rilevanti per il processo di rivitalizzazione di questa parte di città. L’area dell’ex-Polveriera è un complesso dismesso per il quale è necessario ipotizzare nuove funzioni attrattive in grado di riattribuire un senso ad un luogo urbano da tempo non utilizzato. L’ambito ha un buon livello di accessibilità a livello locale, contiguo alla viabilità di collegamento in direzione nord-sud e alla via Emilia (in direzione est-ovest)..

IL QUARTIERE

Il Quartiere Mirabello rientra a pieno titolo all’interno di quella città diffusa e densa formatasi attorno ai borghi storici divenuti quartieri, da ammodernare attraverso azioni di gestione e
manutenzione qualitativa dei tessuti esistenti.
Una porzione qualitativamente e quantitativamente importante della città del ‘900, cui va riconosciuto il valore di città da rigenerare, permettendogli tramite la dotazione di ruoli e competenze, di superare
l’attuale limite di bi_funzionalità (residenza e servizi al territorio) a favore di un’idea unitaria e completa dei luoghi del vivere.
La città pubblica, dunque, quale unica componente in grado di generare nel breve e medio periodo processi virtuosi; individuando nella creazione dell’effetto città, e cioè in un’operazione di collegamento fisico e percettivo al centro storico, il punto di svolta per
superare la crisi di identità,e per trasformare il quartiere in vera e propria realtà territoriale.
Questa rigenerazione urbana dipende dalla capacità di formulare un’idea di città concertata e condivisa, in grado di conferire uno scenario
per il futuro, riconoscendone l’identità storica e la vocazione per dare corpo al processo.
Un’ operazione alimentata da interventi pubblici e investimenti in forme di parternariato pubblico privato, che si configuri come un’azione di welfare urbano dotata di un programma unitario e condiviso.

DOVE

LA VALORIZZAZIONE

La concessione della Polveriera sembra privare il Comune di risorse finanziarie derivanti dal suo uso o cessione. Risorse che nella attuale congiuntura sono però solo quelle della precaria locazione della parte agibile dell’immobile o di una sua cessione, al più con una trasformazione urbanistica difficilmente compatibile con i vincoli conservativi.
Il valore di queste alternative è stimato in ½ milione di euro (capitalizzazione degli affitti) e in 1,5 milioni di euro (cessione).
A confronto di questi valori “di realizzo” è stata considerata la concessione al privato sociale.
Questa opzione consente alla comunità di godere di un flusso di servizi sociali in una logica di sussidiarietà. Ma quanto vale questo flusso?
Il Masterrplan dei Quartieri di Parma ha proposto un valore economico del flusso di servizi ritraibili dalla città pubblica.
La applicazione di questo metodo misura il valore patrimoniale della Polveriera “concessa e riabilitata” in 4 milioni di euro nella ipotesi più restrittiva che considera un orizzonte temporale di 25 anni ed impiega un tasso di sconto del 5% e di 5,6 milioni di euro considerando (più opportunamente) un orizzonte di 30 anni e un tasso di sconto del 3%.
La matrice qui riportata confronta guadagni e perdite per la comunità locale nelle diverse alternative.

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LA STORIA

L’area dell’Ex-Polveriera del Mirabello costituisce la porzione superstite della vecchia Piazza d’Armi di Reggio Emilia.
Durante i moti rivoluzionari del 1848 vengono demoliti i bastioni della cittadella di quella che allora era chiamata Reggio di Lombardia.
Nel 1859, con la fine Seconda Guerra di Indipendenza e l’annessione ex-Ducato Estense al Regno Piemontese inizia il recupero degli
spazi dell’ex-cittadella con la realizzazione del Teatro Municipale e del Parco del Popolo.
Questi interventi comportano una ridistribuzione dei depositi e degli alloggiamenti militari che si trovavano in quell’area.
Nel 1887 il Comune di Reggio Emilia cede al Regio Demanio i diritti relativi ad una serie di immobili tra i quali la Piazza d’Armi del Mirabello.
Vari documenti del Genio Militare di Bologna e del Comune di Reggio Emilia datati 1988-92 testimoniano il trasferimento della Polveriera
al Mirabello in concomitanza con la realizzazione del primo degli edifici ad uso polveriera dell’area (presumibilmente nel 1892 a seguito della dismissione della polveriera S. Marco).
L’uso in qualità di Piazza d’Armi e di Polveriera perdura fino agli anni ‘40. Non si è riusciti a ricostruire con esattezza la data di costruzione dei fabbricati ausiliari alla Polveriera ma sembra ragionevole ipotizzarne la costruzione tra il 1936 e il 1940: ancora nelle planimetrie del Piano Regolatore dell’Ing.Artoni datate 1936 infatti i fabbricati sono assenti così come dai rilievi aerofotografici di metà anni ‘30.
I fabbricati risultano invece presenti nelle planimetrie del Piano Regolatore dell’Ing.
Artoni approvato nel 1940 e nei coevi rilievi aerofotografici.
Nel corso degli anni ‘50 la Polveriera cessa la sua funzione militare e nel 1955 l’amministrazione comunale rientra in possesso di una parte dell’area destinata a Piazza d’Armi a fronte di una permuta di terreni.
Dal 1993 l’amministrazione ha in uso la restante parte della Piazza (destinandola a parcheggio) ma l’area rimane comunque di propietà del Demanio Militare.
Solo a partire dai primi anni 2000 iniziano le procedure di acquisizione dei fabbricati da parte dell’amministrazione comunale.

PROGETTO ARCHITETTONICO

L’obiettivo programmatico a scala architettonica era in primo luogo quello di restaurare un bene pubblico storico tutelato che si trovava in condizioni fatiscenti e al contempo di progettare la conversione di una struttura nata come deposito di armamenti in un edificio capace di ospitare persone.
Il progetto cerca quindi di conservare quanto più possibile il manufatto ma soprattutto cerca di comprendere e interpretare l’intelligenza costruttiva e spaziale originaria in modo da intervenire in coerenza con essa.
Ai due capannoni sostanzialmente simmetrici corrispondono due scelte progettuali estremamente diverse: questo in ragione
del fatto che, nel rispondere ad un programma funzionale complesso e profondamente composito, si è voluto mantenere in uno dei due edifici la memoria della tipologia e la possibilità di apprezzare il suggestivo spazio originario; per contro si è scelto di utilizzare in modo più denso l’altro edificio soppalcandolo quasi interamente, in modo da potervi collocare tutte quelle funzioni che richiedono una maggiore articolazione dello spazio oltre ad ambienti con proporzioni più ridotte (per ragioni funzionali e di privacy).